Lettere a destinatari conosciuti
Sto
scrivendo lettere che non spedirò. Le terrò per me, forse le brucerò quando mi
sentirò pronta a lasciarle andare.
Mi
sono convinta a farlo sulla suggestione del lavoro di Sonia Scarpante, ideatrice
di un suo personale metodo di Scrittura Terapeutica, che ha pubblicato un libro
con le missive scritte di suo pugno nel periodo della malattia: “Lettere ad un
interlocutore reale. Il mio senso”.
Non è una consegna di scrittura che assegnerei
in un contesto individuale o di gruppo: lavoro in prevalenza con la scrittura
creativa immaginativa e di finzione; eppure trovo che, in un percorso di cura
di sé, possa avere una sua utilità.
In
Scrittura Terapeutica la lettera è un testo espressivo – emotivo che mette in
gioco la relazione: scrivo a un destinatario, che sia una persona reale o un
personaggio immaginario.
Ed
è potente, perché ci consente di esprimere l’inespresso. Di tirar fuori il non
detto e le emozioni che traina con sé sotto forma di parole: sul foglio, e non
più o non solo dentro, per essere guardate.
Siamo
abituati a classificare le emozioni e a dividerle in compartimenti stagni: le
emozioni positive, che trovano voce ed espressione, e quelle negative, da tacitare.
Tutti questi cationi e anioni emozionali, ignari della loro carica elettrica, risuonano
dentro di noi e lasciano traccia del loro passaggio. Volenti o nolenti.
Ecco,
se c’è un buon proposito da formulare per questo 2024 è quello di
non tenere più dentro di sé nulla che non valga la pena trattenere.
Così
sto scrivendo lettere e ne avrò per un po’.
Il
benessere si compone di tanti piccoli tasselli e la scrittura può essere uno di
questi.
Foto di Michal Jarmoluk da
Pixabay.
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