La voce nel vento
Nilaq
rimette il coltello nella bisaccia e si alza da terra.
È rimasto
seduto così a lungo che le gambe non lo sorreggono del tutto.
Batte con forza i piedi sulla neve ghiacciata.
TUMP. TUMP. TUMP.
Il suolo risponde con uno scricchiolio sottile sotto i colpi degli scarponi.
Quanto tempo
è passato? Un’ora? Due?
Ha aspettato
che il sole si tuffasse oltre l’orizzonte.
“Tarik! Torna a casa, forza! Altrimenti lo dico a tuo padre!” Da un angolo del villaggio, Anik chiama il figlio per la terza volta.
La minaccia sortisce l’effetto desiderato: il ragazzino, deposta la palla, varca l’uscio di casa.
Al chiudersi
della porta alle sue spalle, la notte inghiotte anche l’ultima luce.
Nilaq resta
immobile ad ascoltare il silenzio
e a scrutare
Da quando il
padre è partito per quella battuta di caccia,
trascorre le sue notti insonni a vegliare sul sentiero di casa, fino al sorgere
del sole.
Nella
speranza che lo spezzarsi di un ramo o il mutare del vento ne annuncino il
ritorno.
A nulla sono
valse le preghiere della madre. È rimasto lì fuori, notte dopo notte, senza
ascoltare il freddo né il dolore.
Una valanga.
I pochi cacciatori rientrati non hanno aggiunto altro.
Uscire di casa e non fare più ritorno. A quel pensiero, Nilaq stringe forte la bisaccia al ventre.
D'improvviso, il vento muta direzione.
«La morte non esiste.»
Un sussurro alle sue spalle.
Si
volta di scatto.
Dietro di
lui ci sono soltanto neve, silenzio e buio.
Non ci sono
impronte fresche sul sentiero.
Ha immaginato la voce di suo padre?
Stringe il
coltello nella bisaccia e, per la prima volta dopo molte notti, rientra in
casa.
Oggi un racconto mi chiamava. Bussava per venire al mondo in punta di
penna.
E tu, quali racconti custodisci nel cuore?
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