Le fragilità possono diventare super poteri
Nell’era
del mindset vincente, l’apologia
della forza ci vorrebbe tutti belli, giovani, in salute, persone di successo a
tempo indeterminato. Con la messa in piega a prova di folata di vento, il
sorriso Durban’s e l’incedere sicuro
di una modella navigata sulla passerella.
Come
se si potesse vivere senza tempo e senza gravità. Magari
sottovuoto.
La
realtà è che la perfezione non esiste. Esistono solo esseri umani diversamente
perfetti.
Garrincha
era strabico, aveva una gamba più corta dell’altra di sei centimetri, un
ginocchio valgo e l’altro varo. Zoppicava in maniera vistosa e nessuno gli
avrebbe dato un cruzeiro,
trovandoselo davanti sul rettangolo verde.
Eppure,
proprio quella sua andatura claudicante fu la chiave della sua straordinaria
carriera calcistica.
E
se nascosto in ognuno di noi ci fosse un piccolo Garrincha?
Se
fossero le nostre fragilità a trasformarsi in super poteri? Le cicatrici del
corpo e dell’anima a renderci unici?
L’antica
arte giapponese del Kintsugi, del
riparare il vasellame in ceramica con l’oro, ci insegna che le ferite sono
preziose. Che le fragilità vanno abitate.
Il
primo passo da compiere è diventarne consapevoli.
Immagine
di edechechine su Freepik.
Copyright © 2022 Sentieri di Carta e Inchiostro. Tutti i diritti riservati.
.jpeg)
Commenti