Le fragilità possono diventare super poteri

 



Nell’era del mindset vincente, l’apologia della forza ci vorrebbe tutti belli, giovani, in salute, persone di successo a tempo indeterminato. Con la messa in piega a prova di folata di vento, il sorriso Durban’s e l’incedere sicuro di una modella navigata sulla passerella.

Come se si potesse vivere senza tempo e senza gravità. Magari sottovuoto.

 

La realtà è che la perfezione non esiste. Esistono solo esseri umani diversamente perfetti.

 

Garrincha era strabico, aveva una gamba più corta dell’altra di sei centimetri, un ginocchio valgo e l’altro varo. Zoppicava in maniera vistosa e nessuno gli avrebbe dato un cruzeiro, trovandoselo davanti sul rettangolo verde.

Eppure, proprio quella sua andatura claudicante fu la chiave della sua straordinaria carriera calcistica.

 

E se nascosto in ognuno di noi ci fosse un piccolo Garrincha?

Se fossero le nostre fragilità a trasformarsi in super poteri? Le cicatrici del corpo e dell’anima a renderci unici?

 

L’antica arte giapponese del Kintsugi, del riparare il vasellame in ceramica con l’oro, ci insegna che le ferite sono preziose. Che le fragilità vanno abitate.

 

Il primo passo da compiere è diventarne consapevoli.

 

Immagine di edechechine su Freepik.


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