Autobiografie non convenzionali. Atto primo.
Scrivere
di sé non è una passeggiata.
Eppure
ogni tanto riavvolgere il nastro della propria vita può essere d’aiuto, in
particolar modo in quei momenti in cui capita di perderne la trama. E il posto
numerato, i titoli di coda, il cartello che indica l’uscita dalla sala di
proiezione.
Quella
che ti propongo oggi è un’autobiografia non convenzionale, che attinge anche alla
scrittura creativa di tipo immaginativo.
Scrivi almeno cinque pagine di diario ispirate ad altrettanti momenti della tua biografia. Scrivile come se le stessi redigendo proprio in quel preciso istante.
Ti invito a partire da una pagina di diario improbabile: quella che avresti scritto appena nat*, se solo fossi stat* in grado di impugnare la penna.
Esprimi i pensieri e le emozioni dei tuoi diversi te.
Anch’io
ho provato a cimentarmi nella consegna. Ecco tre delle pagine di diario
scritte.
25
ottobre 1976
Caro
diario, qui va alla grande! Non faccio in tempo ad emettere un vagito, che una
signora tanto gentile mi porge una tetta da ciucciare: “Vieni da mamma” dice e
mi prende in braccio.
MAM-MA,
che nome strano ha! Magari un giorno proverò a pronunciarlo.
Ogni
tanto, poi, avvisto un signore con i baffi aggirarsi intorno alla culla. Mi
accarezza e fa tanti versi strambi… chissà cosa vorrà dire!
A
casa mia c’è anche un’altra bambina. E’ più grande di me, sa già camminare.
Ha
un’aria sospetta: quando la signora Mamma mi culla, rimane a fissarci dalla
porta della mia cameretta e sospira. Sospira così forte che una volta mi ha
persino svegliata.
Beh,
se pensa di poter attingere alla mia cisterna di latte, si sbaglia, si sbaglia
di grosso!
2
febbraio 1994
Caro
diario, oggi al compito di ornato ho preso 7. Mentre stava scrivendo il voto,
al prof. C. è caduta una crosta sul foglio da un’imprecisata fucina di
croste che sospetto abbia in testa.
Senza
alzare lo sguardo, ha spolverato il disegno con un gesto secco della mano.
Ora
non so se annoverare questo increscioso episodio tra i traumi adolescenziali;
nel dubbio, però, l’annoto. Se dovessi, a quarant’anni o giù di lì, sviscerare
con uno psicoterapeuta la fonte del mio malessere, potrebbe tornarmi utile!
15
settembre 2016
Caro
diario, chi l’avrebbe mai detto che il 15 settembre di un anno qualunque, avrei
indossato anch’io il velo e un abito bianco e che di fronte all’officiante
avrei letto con mio marito i versi di Pablo Neruda come reciproche promesse.
Allora
forse è vero: se la lasci fare, anche a quarant’anni la vita ti può stupire. E
forse il segreto è anche questo: concedersi attimi di stupore!
Se va anche a te di cimentarti in questa piccola impresa, ti lascio uno spunto di riflessione per riattraversare il tuo testo, una volta scritto: quali emozioni emergono da ciascuna pagina di diario? Verso quali ricordi si è orientato il tuo sguardo?
In alto la penna e buona autobiografia non convenzionale! ✍️
P.S. L'obiettivo della consegna, come indicato, è quello di scrivere di sé in una modalità non convenzionale. Provare ad osservare quali ricordi emergono se si volge lo sguardo al passato, quali emozioni si esprimono nel riattraversarli e come queste risuonano con se stess* nel qui e ora.
Se hai trovato qualche difficoltà, nonostante il piccolo input di scrittura che ti ho dato, forse è perché la pagina di diario avvicina il punto di osservazione: è scritto in prima persona singolare e al tempo presente.
È probabile che in questo momento tu abbia bisogno di porre maggiore distanza: in questo caso, ti invito a scrivere usando il tempo passato e la terza persona, come se a narrare quei ricordi fosse qualcun altro.
Se vuoi confrontarti con me sul testo scritto, puoi contattarmi via email: paola_donofrio@alice.it.
Indica nell'oggetto il titolo dell'articolo del blog, ti risponderò.
Un abbraccio creativo! 🌼
Foto: Dorothe da Pixabay.
https://sentieridicartaeinchiostro.blogspot.com
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