The falling man

 



I pezzi di vetro sparsi per terra
Tornano di nuovo vicini
Risalgono l'aria sullo scaffale
Riappare un bicchiere

Ecco

La barca persa nella tempesta
Ha eliche che girano al contrario
Naviga indietro nella sua scia
E torna salva nel porto

 

Ecco

Io certo non ti lascerò mai andare
Ecco
Di certo non ti lascerò sparire
Ecco, ecco

 

Una freccia piantata in un ramo
Esce piano dalla corteccia
E compie il suo tragitto al contrario
E ritorna al suo arco

Ecco

L'uomo vecchio con le sue rughe
Sta aspettando le ultime ore
E un attimo prima di chiudere gli occhi
Sente di nuovo un vagito

 

Ecco

Io certo non ti lascerò mai andare
Ecco
Di certo non ti lascerò sparire
Ecco

Io certo non ti lascerò mai andare, no
Di certo non ti lascerò sparire, no

 

Niccolò Fabi, Ecco.

 

 

Solo Tour 2023. Niccolò Fabi è sul palco, accompagnato solo dalla chitarra, a volte dalla tastiera.

Introduce “Ecco”. E si confessa.

 

Pensava che non sarebbe mai riuscito a tradurre in parole il dolore per la scomparsa della figlia, finché non si è imbattuto nel romanzo “Molto forte, incredibilmente vicino” di Jonathan Safran Foer.

Il protagonista è un ragazzino di nove anni, Oskar Schell, che ha perso il padre nell’attacco terroristico alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001 e, per sopravvivere al dolore, si aggrappa con tutte le sue forze alla fantasia.

Il cantautore è colpito da un’immagine molto forte descritta nel romanzo: un uomo che sta precipitando da una delle due Torri, in un nastro che si riavvolge, ripercorre all’indietro la sua caduta nel vuoto.


Ho visto le cartine, i disegni, le foto prese da giornali e riviste e da Internet, e quelle che avevo scattato io con la macchina del nonno.

C’era tutto il mondo lì dentro. Finalmente ho trovato il corpo che cadeva.
Era papà? 

Forse. 

Chiunque fosse, era qualcuno.

Ho strappato le pagine dal libro.

Le ho rimesse in ordine al contrario, in modo che l’ultima fosse la prima e la prima fosse l’ultima. Le ho sfogliate velocemente e sembrava che l’uomo stesse alzandosi in cielo.

E se avessi avuto altre fotografie, sarebbe volato dentro una finestra e dentro la torre, e il fumo sarebbe stato aspirato nel buco da cui l’aereo stava per uscire.

[…]

E saremmo stati salvi.”

Jonathan Safran Foer, “Molto forte, incredibilmente vicino”. 


Così, nel testo della canzone, un bicchiere riappare dal ricomporsi dei frammenti di vetro, una barca dispersa nella tempesta, con eliche che si muovono all’indietro, rientra al sicuro nel porto; un anziano giunto al suo ultimo respiro chiude gli occhi e ritorna neonato.

Certe ferite non si rimarginano mai. Eppure, riuscire a trovare le parole per esprimerle, la chiave per portarle nel mondo, in qualche modo salva.


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