Siamo moltitudini
Siamo
moltitudini.
A
dispetto della maschera con cui ci presentiamo al mondo, che ci dà l’illusione
che la nostra personalità sia un’entità monolitica, in noi si agita una masnada
di personaggi, ciascuno con un proprio ruolo.
Secondo
William James, ci sono tante parti di noi quante sono le persone con cui
entriamo in relazione.
Roberto
Assagioli, padre fondatore della Psicosintesi, parlava di subpersonalità, personalità
minori, alcune delle quali si strutturano sulla base dei ruoli che giochiamo
nella vita di tutti i giorni: genitore, figlio, moglie, marito, insegnante, e così
via. Altre intorno a bisogni e desideri.
Ecco.
Quando scriviamo un testo creativo e mettiamo in scena svariati personaggi,
ognuno di questi si fa portavoce di una parte di noi. Al di là dell’elemento
immaginativo.
In On Writing, Stephen King riconosce nel personaggio di Annie Wilkes,
l’infermiera psicopatica di Misery, la trasposizione letteraria della
dipendenza dalle droghe e dall’alcol in cui all’epoca versava.
Non
siamo Stephen King. Ad ogni modo, anche i personaggi che prendono vita dalle nostre penne portano su carta parti del nostro essere.
A
noi il compito di scoprirle.
Foto
di Eak K. Da Pixabay
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