Siamo moltitudini

 


Mi contraddico? Certo che mi contraddico! Sono vasto, contengo moltitudini Walt Whitman

 

Siamo moltitudini.

A dispetto della maschera con cui ci presentiamo al mondo, che ci dà l’illusione che la nostra personalità sia un’entità monolitica, in noi si agita una masnada di personaggi, ciascuno con un proprio ruolo.

 

Secondo William James, ci sono tante parti di noi quante sono le persone con cui entriamo in relazione.

Roberto Assagioli, padre fondatore della Psicosintesi, parlava di subpersonalità, personalità minori, alcune delle quali si strutturano sulla base dei ruoli che giochiamo nella vita di tutti i giorni: genitore, figlio, moglie, marito, insegnante, e così via. Altre intorno a bisogni e desideri.

 

Ecco. Quando scriviamo un testo creativo e mettiamo in scena svariati personaggi, ognuno di questi si fa portavoce di una parte di noi. Al di là dell’elemento immaginativo.

 

In On Writing, Stephen King riconosce nel personaggio di Annie Wilkes, l’infermiera psicopatica di Misery, la trasposizione letteraria della dipendenza dalle droghe e dall’alcol in cui all’epoca versava.

 

Non siamo Stephen King. Ad ogni modo, anche i personaggi che prendono vita dalle nostre penne portano su carta parti del nostro essere.

A noi il compito di scoprirle.

 

Foto di Eak K. Da Pixabay


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