Dolcetto o scherzetto?

 



Trick or treat,

Trick or treat

give me something good to eat.

 

La festa di Halloween si avvicina.

Fra qualche giorno i bambini, indossate maschere più o meno improvvisate, si riverseranno per strada o affolleranno i pianerottoli dei condomini, pronti a rimpinguare di porta in porta il bottino dei dolci. I sorrisi sdentati delle zucche si illumineranno alle finestre e maratone di film horror avranno inizio sugli schermi di molte abitazioni.

 

D’altra parte, Halloween chiama il brivido: quando gli spiriti sono a piede libero, l’unica cosa da fare è chiudersi in casa ed immergersi in storie di orrori, in cui ci si augura di non imbattersi mai. Meglio se nel contesto di una notte buia e tempestosa e con la luna piena.

La notte del 31 ottobre è molto più di “dolcetto o scherzetto”: è un San Valentino per anime dark; un vero e proprio rito di passaggio, che esorcizza le paure e al contempo mette ordine in un mondo rovesciato.

“Il racconto di paura, quando è un buon racconto, ci riporta all’angoscia ancestrale del passaggio tra luce e tenebra. Ci riporta cioè alla primitiva impellenza di stabilire la propria posizione nel cosmo. Le arti sono nate per questo, la letteratura è nata per questo. Come un mimo, un memento di qualcosa che siamo stati e ora non siamo più o crediamo di non essere più” (Marcello Fois).

 

Confesso che le storie paurose mi hanno sempre affascinata, proiettate nelle sale cinematografiche o narrate sulle pagine di autori quali Poe, Lovecraft e King. Lette tutte d’un fiato, con solo l’abat-jour ad illuminarne le parole.

Sull’onda della suggestione di Halloween, quindi, ho pensato di strutturare un laboratorio di scrittura creativa, finalizzato alla scoperta di sé, centrato sul racconto di paura. 

Alcuni generi letterari più di altri, a mio avviso, riescono a rompere gli argini della zona di comfort, facendo emergere parti di sé che altrimenti rimarrebbero nascoste. Il genere horror è uno di questi. 

La paura è un'emozione primaria che affonda le radici nella nostra natura ancestrale. E' una sensazione che conosciamo molto bene.

Per avvertire un brivido lungo la schiena non è necessario attingere all'ampia gamma di mostri che popolano, a livello fantasmatico, la notte di Halloween: streghe, vampiri, fantasmi, licantropi. E' sufficiente guardarsi intorno. 

La cinematografia e la letteratura pullulano di animali pericolosi, di oggetti malefici, di luoghi da non attraversare; quegli stessi animali, oggetti e luoghi, in cui magari ci imbattiamo ogni giorno. Basti pensare che Stephen King ha messo su strada una macchina infernale, mentre Edgar Allan Poe ha dato corpo all'angoscia in poesie e racconti al limite del grottesco, attingendo a piene mani alla dimensione domestica. 

 

Provate a leggere "Il gatto nero" e poi a guardare il vostro con gli stessi occhi di sempre...


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Commenti

Anonimo ha detto…
Di Poe ho tanti ricordi... "La maschera della morte rossa", "I delitti della rue morte", ma la prof del liceo cercò di renderlo antipatico 😅
In effetti, è un genere un po' sottovalutato. A mio avviso, però, non esiste una narrativa di serie B.
Ti ringrazio per aver lasciato traccia del tuo passaggio. Un abbraccio creativo!

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